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Serie A

  • 06 ottobre 2013
  • • 20.45
  • • Juventus Stadium, Torino
  • Arbitro: G. Rocchi
  • • Spettatori: 38722
3
FIN
2

Juventus-Milan 3-2: 'Madama' va sotto ma caccia gli artigli, Pirlo-Giovinco-Vidal 'tris' letale per i rossoneri

Campioni d'Italia trafitti da Muntari, poi schiacciano la squadra di Allegri rimontando e chiudendo i conti fino alla doppietta del ghanese, che però non basta. Espulso Mexes.

Vince la Juventus, vince 3-2, vince passando in svantaggio (manco Buffon fosse a Monaco di Baviera con relativi spettri) e vince con patema finale. In mezzo, poco Milan nei trenta metri finali, buona lotta a centrocampo con guerra tra intermedi che finisce praticamente pari. A livello di classifica sale a -11 il distacco dei rossoneri dai bianconeri, che ad oggi non rappresentano neppure la vetta della Serie A.

Vince la più forte, la squadra con più forza armonica, con maggiore penetrazione seppure in un momento difensivo non particolarmente fortunato. Insomma, la Juventus vince al contrario la partita che segnò la prima storica sconfitta allo Stadium contro l'Inter quando passò in vantaggio dopo meno di un minuto.

Sono deja vu che riscrivono la storia, perché ci sono i goal di Muntari (una celebrity di questo scontro diretto da ormai due anni), perché c'è il Giovinco che non ti aspetti, perché la differenza c'è tutta a oggi. Così come c'era dodici mesi fa, quando Allegri remava in cattive acque salvando la stagione grazie a un dirompente girone di ritorno. C'è inoltre anche Andrea Pirlo, la nemesi di questo Milan post Ibrahimovic.

FORMAZIONI - Rispetto ai ventidue annunciati nelle 48 ore precedenti, soltanto Massimiliano Allegri presenta una vera novità, per quanto nell'aria: Nocerino intermedio di destra, sulle tracce di Marchisio, preferito a Poli fin qui comunque uno dei più positivi della strana stagione rossonera. Abate e Constant sugli esterni bassi, quindi né Zaccardo né Emanuelson che pure qualche chance dopo Amsterdam in settimana potevano averla. Evidentemente Padoin, alla prima da titolare quest'anno dopo i blackout di Isla e l'infortunio di Lichtsteiner, e Asamoah non destano troppa paura, almeno sulla carta.

Strano incrocio di posizioni tra Pirlo e Montolivo, uno sui tacchetti dell'altro come forse mai è accaduto in precedenza tra i due fiorettisti della Nazionale di Prandelli. Quagliarella con Tevez è una non-notizia, anche se Llorente sul campo pesante poteva essere una possibile soluzione. Matri con Robinho idem, ma per assenza di sostanziali alternative in casa Milan.

PRIMO TEMPO - Lo squillo del Milan, con rete-record di Muntari che fa in parte giustizia al celebre goal-non-goal del 2011/12, rompe subito gli schemi che vedono abitualmente una Juve diesel che vuole prendere campo con il tempo. E invece i bianconeri, sotto 0-1, partono all'assalto producendo meno di un quarto d'ora quattro palle goal a fronte di un Milan che gestirà stranamente (ma giustamente) il possesso compassato solo dopo aver incassato il pareggio del grande ex Andrea Pirlo su punizione 'nel buco' della barriera sulla quale Abbiati ci mette del suo andandoci di pugno e mettendo di fatto nel sacco alla propria sinistra. Di qui in avanti non è accademia, ma forse paura reciproca figlia del doppio shock.

Sta di fatto che sono i rossoneri a gestire il palleggio (senza mai innescare Matri che gioca attaccato a Robinho su Bonucci alla ricerca dell'errore del centrale viterbese) e la Juve a verticalizzare forte di Tevez e delle geometrie acquisite. Sussulti pochi, ma i bianconeri chiudono in avanti nonostante Padoin non entri in partita sulla destra così come Abate dall'altra parte.

SECONDO TEMPO - Succede di tutto, ma soprattutto perché la Juve dopo 10 minuti alza il baricentro a pressione e a circolazione. Le imbucate danno fastidio a Mexes che inizia a perdere tranquillità: Buffon si supera su Robinho, entra Giovinco e fa un goal alla Tevez mettendo a sedere Zapata. Poi Mexes esagera e stende lo stesso Giovinco in posizione ancora favorevole per Pirlo prendendosi oltretutto il secondo giallo dopo le proteste sul goal del 2-1 bianconero.

Karma negativo per il francese, che sente il terzo goal juventino dal tunnel con tap-in di destro di Chiellini, preciso e per una volta pulito, dopo che il calcio di Pirlo aveva preso il legno tornando in campo. Ma non è finita, perché Pogba largo a destra è un lusso, gioca di lusso ma anche di velluto (condizionato forse dai continui richiami tattici di Conte che gli parla da cinque metri spiegandogli la posizione di cursore laterale). Il francesino perde un pallone tra tre uomini e concede a Muntari la seconda marcatura personale per un 3-2 finale che assegna i tre punti alla squadra favorita, tenendo la Juve col fiato sospeso fino all'ultimo istante, quando Zapata su azione d'angolo per poco non rovina la festa.

LA CHIAVE - Sarebbe banale ridurre il succo della gara al ritmo, di proprietà Juve nei momenti più importanti (i minuti dopo lo svantaggio e il cuore della ripresa) o anche a Mexes che però è recidivo in alcune situazioni boomerang per i suoi compagni. Piuttosto, quel Pogba a destra che mette sul terreno di gioco una qualità, ma soprattutto una personalità, che incute soggezione. Da quel momento la Juve ha uno sfogo essenziale in più che costringe il Milan ad allargare ulteriormente le maglie quando Nocerino e Constant nei raddoppi alimentando le autostrade in mezzo al campo.

MOVIOLA - La Juventus e gli juventini più in generale reclamano per un intervento in rincorsa, quindi alle spalle, su Tevez da parte di Constant. L'ex Chievo e Genoa non affonda il tackle ma sbilancia l'argentino sul più bello: il fallo c'è, ma Rocchi lo ritiene veniale (ma piuttosto sarebbe da definirsi astuto perché commesso con il braccio nascosto) e l'assistente di porta forse guarda i piedi dei due calciatori. L'espulsione di Mexes? Gli annali parlano da soli. Ingenuità al potere, da scontarsi magari con una bella ramanzina oltre che la consueta multa societaria e la squalifica (scintille anche con Chiellini in area pochi minuti prima a dimostrazione che la testa del transalpino non era più concentrata al gioco come nel primo tempo).

Dalle pagelle:

IL MIGLIORE - Giovinco: Un po' a sorpresa è lui l'uomo chiave della partita: inserito a metà ripresa per dare vivacità ad un attacco poco incisivo, dà subito ragione a Conte realizzando nel giro di un minuto il bellissimo goal del sorpasso

IL PEGGIORE - Mexes: Per un tempo mostra i muscoli e mette in mostra la proverbiale esuberanza atletica, poi esagera e va in tilt: dopo aver colpito a tradimento Chiellini, si becca due gialli in rapida successione e lascia i suoi in dieci.

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